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Sentenze

Corte di Cassazione, Sez. 1° pen., 24 settembre 2002.

In caso di sottrazione di trentadue cartucce, munizioni da guerra, non restituite dopo un'esercitazione, non ha rilievo l'obiezione dell'irrisorio valore e del nessun danno per l'amministrazione militare dall'ammanco, trattandosi invece di munizioni che alla stessa potevano risultare riutilizzabili, né l'eccepire la carenza d'un fine di profitto, che è elemento costitutivo del reato di furto, sufficientemente quello risultando già provato dall'impossessamento e dalla successiva custodia ad opera dell'agente (1).

(1) Si legge quanto appresso nella sentenza: ««Con sentenza 21/9/2000 il Tribunale Militare di Palermo condannava P.G., appuntato della Guardia di Finanza, con le attenuanti generiche dichiarate prevalenti sulle aggravanti, alla pena di mesi due di reclusione militare siccome ritenuto responsabile del reato di furto militare pluriaggravato continuato previsto dagli artt. 81 cpv. c.p., 47 n. 2 e 230 co. 1 e 2 c.p.m.p. per essersi impossessato in più occasioni di 40 cartucce cal. 9 corto, sottraendole all'Amministrazione Militare. A seguito di rituale appello dell'imputato, con sentenza 29/11/2001 la Corte Militare di Appello, sezione distaccata di Napoli, dichiarava non doversi procedere nei confronti dell'imputato in ordine al furto delle cartucce non appartenenti al lotto "1994", perché estinto per prescrizione, determinando la pena per la residua parte dell'addebito (n. 32 cartucce del lotto 1994) in mesi uno e giorni venti di reclusione militare e confermando nel resto la sentenza impugnata. In motivazione la Corte di merito, dopo aver premesso che le cartucce rinvenute nell'abitazione dell'imputato erano state da lui sottratte durante le esercitazioni militari, riteneva provata la sua responsabilità, in quanto risultava che lo stesso non aveva restituito le cartucce non utilizzate durante le esercitazioni. Né poteva essere considerata rilevante la circostanza che le cartucce avessero un valore irrisorio, tenuto conto che l'Amministrazione aveva un interesse al loro recupero al fine del reimpiego, tanto più che, trattandosi di munizioni da guerra, la loro detenzione è vietata in modo assoluto. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso il difensore, che ne ha chiesto l'annullamento per violazione di legge, mancanza ed illogicità della motivazione in relazione agli art. 47 n. 2 e 230 co. 2 e 3 c.p.m.p. e 192 c.p.p. sul rilievo che la Corte di merito non aveva considerato che l'imputato non aveva cagionato alcun danno all'Amministrazione Militare, in quanto le munizioni non utilizzate per le esercitazioni erano destinate ad essere distrutte dopo le esercitazioni. Inoltre non vi era prova che il ricorrente avesse tratto un vantaggio economico dall'impossessamento delle munizioni. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza del motivo. Infatti la Corte di merito, con motivazione immune da vizi logici, ha spiegato la ragione per la quale la mancata restituzione delle munizioni costituiva un danno per l'Amministrazione Militare, trattandosi di munizioni utilizzabili per altre esercitazioni. Inoltre il fine di profitto si desume dal fatto che le munizioni furono rinvenute nell'abitazione del ricorrente e potevano, quindi, essere utilizzate dallo stesso in ogni momento. Pertanto, trattandosi di motivo manifestamente infondato, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 500 a favore della cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p., non risultando assenza di colpa del ricorrente nella proposizione del ricorso.

P.T.M.

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 500 (euro cinquecento) a favore della cassa delle ammende»».