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Sentenze

Ha diritto all'equa riparazione il cittadino che ha atteso troppo a lungo l'esito di un processo anche nel caso in cui sia stato parte di una causa collettiva o di una rivendicazione di taglio sindacale con poche probabilità di vittoria fin dall'inizio.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8179 del 2 aprile 2010, ha accolto il ricorso di un cittadino a cui la Corte d'appello di Genova aveva negato l'equa riparazione per una causa collettiva, una rivendicazione sindacale, durata cinque anni invece di tre.

 

Nonostante l'uomo, com'era prevedibile, abbia perso la causa, i Supremi giudici, decidendo nel merito, gli hanno accordato oltre 4 mila euro di ristoro.

La prima sezione civile ha motivato la decisione sostenendo che «in tema di equa riparazione ai sensi della legge n. 89 del 2001, il danno non patrimoniale è conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6; della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali: sicché, pur dovendo escludersi la configurabilità di un danno non patrimoniale in re ipsa - ossia di un danno automaticamente e necessariamente insito nell'accertamento della violazione - il giudice, una volta accertata e determinata l'entità della violazione relativa alla durata ragionevole del processo secondo le norme della citata legge n. 89 del 2001, deve ritenere sussistente il danno non patrimoniale ogni qualvolta non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente». Ma non basta.

Secondo gli Ermellini «l'esito sfavorevole della lite non esclude il diritto» all'equa riparazione per il ritardo, se non nei casi in cui sia ravvisabile un vero e proprio abuso del processo, configurabile allorquando risulti che il soccombente abbia promosso una lite temeraria o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire, con tattiche processuali di varia natura».

Il caso riguarda una causa collettiva presentata al Tar della Liguria per far valere «il diritto al computo nell'indennità di buonuscita dell'anzianità di servizio».

I lavoratori avevano perso ma la causa era durata cinque anni, superando gli standard europei di due anni. Per questo l'uomo aveva chiesto l'equa riparazione. La Corte d'appello del capoluogo ligure l'aveva negata affermando che era prevedibile una risposta negativa da parte del Tar.