Baciò una soldatessa nel 2007: processo infinito per un sergente

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2 Settimane 6 Giorni fa #8401 da Administrator

Siamo ancora in aula: oltre dieci anni dopo gli episodi contestati dall’accusa, e a oltre quattro dalla prima condanna. Era il 2013 quando il sergente Nicola Musto, 40 anni, prese un anno e otto mesi per violenza sessuale nei confronti di una sottoposta. Ma accogliendo l’eccezione di legittimo impedimento per motivi di salute sollevata dalla difesa, i giudici in appello hanno deciso: tutto da rifare. Anche il primo grado, quindi. Il terzo, peraltro, visto che nel 2009 aveva già patteggiato 14 mesi salvo poi fare ricorso in Cassazione.

Il bacio rubato e le avances in farmacia
Galeotto fu un bacio: strappato con la forza per la presunta vittima, mai dato per l’imputato. Che glielo avrebbe schioccato, sul collo, durante un’ispezione alla polveriera di Ome, l’11 luglio del 2007: proprio mentre lei, all’epoca soldato semplice (oggi caporal maggiore) se ne stava seduta al suo fianco sul Defender di servizio — che lui accostò — con il viso rivolto al finestrino e il bavero della mimetica leggermente alzato. Come a proteggersi. Non le gradivano, le avances di quel superiore, e l’ha ribadito anche giovedì in aula: «Continuava a riempirmi di complimenti, a dirmi che ero bellissima». Poi, poche ore prima di quel sopralluogo in Franciacorta, «andammo in farmacia, gli dissi che dovevo comprare una crema». La reazione: «Te la spalmerei su tutto il corpo». «Ma sergente cosa sta dicendo?» si sarebbe stizzita lei. Eppure lui non si sarebbe arreso. E le avrebbe rubato un bacio. «Posso dartelo?»: di fronte al silenzio della giovanissima soldatessa (aveva 19 anni) è entrato in azione. «Mi disse che credeva io fossi interessata a lui, ma si sbagliava». Un gesto, chiede il presidente Roberto Spanò in aula, «che ha considerato uno sgarbo o una violenza sessuale?». «Entrambe le cose».

La soldatessa: «Quell’episodio mi ha turbato»
Lei si confidò con il suo caporale e alcune colleghe. Poi fece una relazione scritta al suo reparto. Fu convocata anche dalla procura militare di Verona (è emerso che la Cassazione ha dichiarato insussistente il reato militare). E per i giudici bresciani di primo grado, nel 2013, si trattò di violenza sessuale, da condannare con un anno e otto mesi. «Sono rimasta profondamente turbata da quell’episodio, ero giovane e forse non ho saputo reagire» ricorda la parte offesa. E in imbarazzo, oltre alle avances del suo superiore, l’avrebbero fatta sentire anche alcuni suoi comportamenti: «Suonava il clacson alle prostitute con fare goliardico, mi sentivo a disagio, insomma, siamo militari...». Militari che tra il 5 e l’11 luglio di dieci anni fa erano in servizio in polveriera: tutte donne, tranne lui, il sergente. L’ennesima decisione a febbraio.

di Mara Rodella

 

 

 

fonte: http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_novembre_03/bacio-soldatessa-processo-infinito-sergente-brescia-franciacorta-8ba210ae-c06e-11e7-8b75-0df914d10fe2.shtml?refresh_ce-cp 

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